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A due settimane dal disastro, il Veneto è di nuovo in piedi

Grazie al lavoro incessante all’aiuto di tanti volontari i paesi sono già stati ripuliti.

BELLUNO «Faccio un appello ai veneti: fotografate i massi, fotografate il fango, fotografate i tronchi, fotografare tutto! Perché io lo so come va a finire, l’ho già visto nel 2010: dopo una settimana è tutto pulito, meglio di prima, e poi con i risarcimenti sono guai, non ci credono. Conosco i veneti…». Luca Zaia lo disse con un misto di orgoglio e preoccupazione, guardando dritto nelle telecamere in diretta-non-stop dall’Unità di crisi della Protezione civile. Era l’indomani della catastrofe ma il governatore non volle aspettare un giorno di più, perché con la pioggia che ancora batteva erano già tutti al lavoro, famiglie armate di pale e carriole, parenti in soccorso, volontari di rinforzo.

Orgoglio veneto

Sapeva come sarebbe andata a finire, Zaia, ed è andata a finire esattamente così: chi oggi si inerpica fin sotto le Dolomiti (ieri è stato il turno del presidente degli industriali veneti Matteo Zoppas e dell’ex ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio) resta stupefatto davanti a ciò che vede, specialmente se era stato da quelle parti nelle ore immediatamente successive all’ondata di maltempo. È successo anche al vicepremier Luigi Di Maio, venerdì scorso: «Ma sono tutti qui a lavorare?» chiese al sindaco di Rocca Pietore Andrea De Bernardin e all’assessore regionale alla Protezione civile Gianpaolo Bottacin. Sì. «In Veneto è una cosa normale…» rispose a distanza – non senza una punta polemica – il presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti.

Polemiche Nord-Sud

Ieri Zaia ha postato nei suoi profili Facebook e Twitter una delle tante foto «prima & dopo» che stanno circolando in queste ore sui social network, quella della Croce Verde di Alleghe con il piazzale invaso dalla ghiaia ora perfettamente ripristinato. «Dieci giorni fa ed oggi. Questo è il Veneto» ha postillato il governatore. Oltre 15 mila commenti, 9 mila condivisioni e 700 commenti. Non tutti positivi, a dire il vero. Molti hanno messo in dubbio l’autenticità dello scatto (a riprova, se si vuole, che il confronto è davvero sorprendente) fino a che non si è fatta avanti l’autrice delle immagini, Cinzia Fantasia, («Le foto le ho scattate io, una il 30 ottobre alle ore 13.50 e una il 10 novembre alle ore 10.57») ed è un peccato che nel giro di pochi minuti tutto si sia ridotto all’ennesima disfida Nord-Sud, Veneto autonomista-indipendentista contro il resto del mondo, Lega contro «Mai con Salvini». Citiamo due commenti per tutti, giusto per dare il tono: «Grandissimi….come sempre. Se fosse accaduto da Roma in giù si piangerebbero addosso per decenni»; e dal fronte opposto: «Perché non indossate abiti rigorosamente a maniche corte? Così vi risparmiate la fatica di stare sempre a rimboccarvele… Siete noiosi e patetici!».

Rischio sciacalli

Tant’è, nei paesi le polemiche stanno a zero e tutti gli sforzi, dopo aver rimesso in sesto la viabilità e le infrastrutture di servizio (luce, acqua e gas) sono ora rivolte agli impianti di risalita, cuore pulsante del turismo invernale che è la principale economia del territorio (per l’estate in cima alle priorità c’è invece il rifacimento delle piste ciclabili e dei sentieri, spazzati via dalle frane). «Tutti tranquilli – rassicurano Zaia, l’assessore regionale al Turismo Federico Caner e i sindaci da Alleghe alla Marmolada – l’8 dicembre si parte come ogni anno». Peccato solo per gli sciacalli che continuano ad imperversare approfittando della coda dell’emergenza: dopo i furti di gasolio a danno dei generatori di elettricità, ieri ad Agordo sono state saccheggiate due case e un negozio di gioielli. Episodi di cui purtroppo c’è poco da andare fieri.