in

Catania, la madre che ha ucciso il neonato di 3 mesi: “L’ho fatto per nervosismo”

CATANIA – “Io ho lanciato il bambino a terra nella stanza da letto, io ero in piedi ai piedi del letto e l’ho lanciato lì, di fronte, con forza”. Inizia così il racconto dell’orrore, davanti ai magistrati, della madre catanese che è stata arrestata per l’uccisione del proprio bimbo di appena tre mesi.

Il piccolo si chiamava Lorenzo, nato in una famiglia che lo amava. Ma in un attimo è successo l’inspiegabile. Un attimo in cui la donna sostiene di aver perso la consapevolezza di cosa stesse accadendo. Mentre parla, la giovane madre catanese, di 26 anni, guarda la foto del letto contro cui ha scagliato il piccolo. “Quando l’ho lanciato – continua – l’ho fatto perché mi si è oscurata la mente, non ho visto più, non riesco nemmeno a spiegare cosa mi è successo”.

L’orrore. “In quel momento mi è venuto di lanciarlo per nervosismo, lui non stava nemmeno piangendo, ma io quel giorno non stavo proprio bene, avevo giramenti di testa, avevo un forte mal di testa; non ricordo perché l’ho lanciato. Io comunque non volevo uccidere mio figlio, non ho mai pensato di farlo”. Poco dopo la madre pensa agli attimi che hanno preceduto quel terribile gesto. “Il giorno in cui ho lanciato Lorenzo lui era con me da circa 5 minuti, perchè prima lo teneva mia nonna sempre nella stessa stanza da letto.

Una volta che mia nonna mi ha dato il bimbo se ne è andata nell’altra stanza, nel salone credo, io sono rimasta sola con il bambino, sono rimasta sempre in piedi con il bimbo in braccio, sempre nello stesso punto, dopodiché mi è venuto quel momento di buio che ho prima descritto”. Un momento di buio, la madre non sa dire quanto sia durato. “In tutto, da quando mia nonnaa mi ha dato il bambino e se ne è andata nell’altra stanza a quando io l’ho lanciato a terra, saranno passati circa 5 minuti”.

La madre non sa da quando il bimbo sia stato a terra, non sa quanto tempo sia passato prima che si rendesse conto di ciò che aveva fatto. “Lorenzo quando era a terra non perdeva sangue, aveva però gonfia tutta la parte laterale del cranio, non ricordo ora se quella sinistra o quella destra”. All’improvviso la madre torna lucida, ma dice una bugia alla nonna, sostiene che il bimbo le era scivolato dalle braccia perché si era spaventata”.

Poi l’arrivo in ospedale, è il 14 novembre, il piccolo Lorenzo arriva nel pronto soccorso del Garibaldi in gravissime condizioni, intubato, “pallido e ipoteso”. I medici scoprono che ha un “imponente ematoma” e numerose emorragie. Sono attimi terribili, il bimbo inizia una lunga agonia e il giorno dopo muore. Nel certificato di pronto soccorso ci sono delle parole, trascritte, pronunciate dalla madre, secondo la quale il bambino “era caduto accidentalmente dalle braccia a causa di una spinta che si era dato da solo”. Ma la realtà, purtroppo, è ben diversa.