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Elena Sofia Ricci: “No alla chirurgia plastica, non voglio competere con le più giovani”

Elena Sofia Ricci ha rilasciato un’intervista a Vanity Fair. L’attrice fiorentina ha trovato un altro modo di raccontarsi e di essere se stessa. Dopo tv, cinema e teatro, attraverso un profumo vuole condividere con gli altri la sua versione della femminilità, autentica e grintosa. Perché «può sempre servire una bella e affascinante attrice cinquantenne che non è diventata un muppet» Un estratto di questo articolo è stato pubblicato sul numero 50 di Vanity Fair, in edicola fino al 18 dicembre

«Sono diventata una donna che ha bisogno di condividere». Perché secondo Elena Sofia Ricci, l’attrice fiorentina che ha vinto il Nastro d’Argento per l’interpretazione della moglie di Berlusconi in “Loro” di Paolo Sorrentino, si arriva a un momento nella vita in cui è quello che conta di più.

Anche se si tratta solo di un profumo. E lei, a 57 anni, ha sentito di doverlo fare con il suo «odore». «Sin dagli anni settanta ho usato lo stesso profumo, una specia di pozione magica personalizzata che creavo unendo un’essenza che mi era stata regalata dalla mia amica d’infanzia Silvia, l’aveva preparata suo padre, chimico farmaceutico.

Un olio puro diventato tutto mio. Un tesoro. Non avevo idea di cosa si trattasse, ma per anni mettevo solo quello. Un giorno, nel ’98, incontrai su un set una collega, Giuppi Izzo, avvolta da una nuvola di talco meravigliosa, mi disse che aveva acquistato quell’essenza alla Farmacia e Profumificio del Castello di Genova, e mi indirizzò lì dove lavorava Caterina, ultima di tre sorelle, che aveva ereditato dal padre un olfatto speciale. Lo comprai e iniziai a mischiarla a quello che restava del mio olio prezioso.

Per vent’anni questo mix è stato il mio profumo. Più il contenuto della boccetta diminuiva, però, più sentivo panico crescermi dentro. Come avrei fatto senza la mia pozione? A un certo punto addirittura si rovesciò l’olio su un’agenda e disperata cercai di salvare il salvabile recuperando le poche gocce rimaste.

Fino a che non mi convinsi a mandare a Caterina, che ormai era diventata una donna e aveva raccolto l’eredità di “naso” del padre, quelle poche lacrime d’oro per cercare di replicarle. Ci venne l’idea di creare un nuovo profumo che contenesse i due aromi, quello talcato e quello dell’olio che adoravo. È stato un lavoro complesso, per anni Caterina mi mandava essenze che non erano quelle giuste, fino a che è arrivata la fumata bianca. Quando lo dissi a mia figlia le sua reazione fu: “ora tutti avranno il tuo odore, quando lo sentivo in ascensore sapevo che eri tornata a casa!”».