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Il padre tifoso è il peggior nemico del figlio calciatore

C’è un pericolo enorme che incombe, da sempre, sulla passione e la voglia di giocare a pallone di centinaia e centinaia di ragazzini romani: il genitore. Un vero e proprio mostro, nel suo genere.

Incapace di intendere e di volere quando si trova nei pressi di un campo di calcio, ma convinto che il figlio sia destinato a vincere il Pallone d’Oro soltanto perché è stato preso nella squadretta del quartiere.

E capace, ogni santa domenica, di urlarne di tutti i colori all’allenatore, agli avversari o all’arbitro, reo di nefandezze inenarrabili – ma ovviamente false – nei confronti del ragazzino.

Avete presente quel tizio che, una volta finita la partita, arringa e ammorba gli altri genitori magnificando le semplici, sempre banali giocate del figlio oppure i torti subiti dal presunto futuro campione? È lui.

E quelli come lui sono la rovina dei propri figli. Se vi fate una passeggiata sui campetti della Capitale, ne potrete trovare a volontà. Perché non c’è cosa peggiore per un padre che vedere il proprio figlio non giocare oppure non essere considerato dal mister il nuovo Totti.

Non ti ci mando più, la promessa/minaccia più ricorrente. Non ti meritano. Dimenticando che lui, il figlio, vorrebbe soltanto continuare a giocare a pallone con gli amici, senza fare calcoli di alcun tipo sul suo futuro pallonaro.