Il piccolo Alex Maria Montresor sta bene, dopo il trapianto ora inizia a uscire da casa

Il bambino sottoposto a trapianto di cellule staminali emopoietiche si sta avvicinando alla finestra dei cento giorni da superare dopo l’intervento. Gli sono ricresciuti i capelli dopo le terapie e ora sta anche uscendo di casa coi suoi genitori. L’Associazione donatori midollo osseo ricorda ora l’importanza di continuare a donare per tutti quelli in attesa di un trapianto di midollo osseo.

La convalescenza del piccolo Alex Maria Montresor dopo il delicatissimo trapianto di cellule staminali sta andando benissimo tanto che al bambino gli sono ricresciuti capelli e da qualche giorno sta persino uscendo di casa coi suoi genitori. A renderlo noto è la presidente dell’Admo, l’Associazione donatori midollo osseo, che sin dal primo momento è stata vicina alla famiglia di Alessandro Maria con una campagna informativa che aveva chiamato a raccolta migliaia di persone in tutta Italia e non solo per i test di compatibilità.

Alla fine non si era riuscito a trovare un donatore adatto e il piccolo era stato trasferito dall’Ospedale Great Ormond Street di Londra al Bambino Gesù di Roma dove, nei mesi scorsi, è stato sottoposto a una nuova tecnica per il trapianto di cellule staminali emopoietiche che prevede la manipolazione delle cellule staminali del genitore più compatibile, in questo caso il padre, per evitare il rischio di rigetto.

L’ottimismo sulla perfetta riuscita del trapianto a questo punto è tanto. Il piccolo infatti si sta avvicinando alla soglia dei cento giorni fissata come limite entro il quale il rischio di rigetto è più forte. “Ho sentito il padre pochi giorni fa Alex sta bene e si sta avvicinando alla finestra dei cento giorni da superare dopo l’intervento”, ha dichiarato infatti la responsabile di Admo, Rita Malavolta. Il piccolo era stato già vista in ottima forma all’inizio di marzo quando i genitori avevano postato una sua foto vestito da leoncino per Carnevale.

La storia del piccolo Alex Maria Montresor aveva commosso e mobilitato tutti dopo che su Facebook erano partiti i primi appelli per trovare un donatore compatibile dopo la diagnosi di linfoistiocitosi emofagocitica (Hlh), una malattia genetica rarissima che comporta la mancanza di perforina, la proteina che consente al sistema immunitario di identificare e combattere batteri e virus. Per settimane si era cercato nei registri mondiali un donatore adatto e in contemporanea era partita una campagna per invitare tutti a sottoporsi al test. Alla fine però si è dovuto procedere con l’innesto di cellule dal padre che però al momento sembra essere perfettamente riuscito.

“Ad aver bisogno di un trapianto di midollo osseo sono in Italia circa 1800/2000 persone” ricorda l’Admo che ora chiede di continuare a donare e sottoporsi ai test ricordando che la speranza di trovare un midollo compatibile è legata all’esistenza del maggior numero possibile di donatori volontari già tipizzati. La tipizzazione e l’iscrizione al Registro può avvenire tra i 18 e i 35 anni, ma il donatore potrà essere chiamato fino ai 55 anni. L’Admo ricorda inoltre che il donatore non corre nessun rischio, viene seguito poi per 10 anni e finora non è stato segnalato nessun effetto collaterale.