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Il ritorno di Take That, Spice Girls, Backstreet Boys: voglia di pop anni 90

«I want you back for good…». Trent’anni fa, con il loro pop e uno spiccato senso per lo spettacolo, avevano fatto innamorare milioni di ragazzine, con fenomeni non dissimili da quelli che anni prima avevano caratterizzato la Beatlemania. Erano prima cinque, poi quattro ragazzi di Manchester con la spavalderia e l’invincibilità della giovinezza.

Oggi sono rimasti in tre, hanno i capelli brizzolati, qualche ruga e chilo in più: per loro stessa ammissione hanno completato la transizione da boy band a dads’ band, nel senso che sono tutti papà, eppure l’appeal non appassisce e tra il loro pubblico ci sono oggi i figli di quei primi fan. Si tratta di un traguardo di tutto rispetto, in un’industria dove la longevità è rara, e che per i Take That segna anche un punto d’arrivo.

È difficile non sbirciare in «Odyssey» — due cd usciti nelle scorse settimane che contengono i loro maggiori successi oltre a tre brani nuovi — un riassunto della carriera così come un omaggio e un saluto al pubblico. Un addio? Gary (Barlow) sorride enigmatico. Non si squilibra: «Godiamoci questo momento», risponde. Sarà comunque un capitolo lungo, con una tournée mondiale di decine di date che a giugno (il 26 a Lucca e il 29 a Roma) li porterà anche in Italia. «Un Paese che adoriamo», sottolinea Howard Donald.

L’operazione greatest hits non è inusuale, ma i Take That hanno voluto interpretarla a modo loro, inserendo, oltre ai brani, spezzoni di interviste, commenti, frasi incise durante le prove che fotografano l’umore dei tempi, l’incredulità di fronte al successo, la determinazione così come l’affetto reciproco. Nostalgia? «Non in modo negativo — precisa Mark Owen, che una volta era un ragazzino spiritoso e mingherlino e oggi è un uomo posato che pratica yoga e meditazione —.

Queste canzoni hanno segnato la nostra vita, la carica emotiva nel rivisitarle è alta, ma non vorrei tornare indietro. Siamo grati di quello che abbiamo avuto». Nei prossimi mesi il recupero delle boy (o girl) band degli Anni Novanta vedrà il ritorno anche delle Spice Girls e dei Backstreet Boys. Le Spice, senza Victoria, hanno annunciato la reunion e un tour di una ventina di date fra Regno Unito e Irlanda con partenza il 27 maggio da Cardiff.

Il 25 gennaio uscirà invece «DNA», il nuovo album dei Backstreet Boys, lanciato dal singolo «Chances» scritto da Ryan Tedder degli One Republic e da Shawn Mendes. Dopo un anno abbondante passato a Las Vegas, a maggio Nick Carter, Howie Dorough, Brian Littrell, AJ McLean e Kevin Richardson si metteranno on the road e il 15 maggio saranno in concerto al Forum di Assago. «Il nostro gruppo si è formato 26 anni fa — dice Howie D — e abbiamo passato tanti alti e bassi durante la nostra carriera. Ma dalle nostre singole esperienze abbiamo capito che la cosa più importante era fare ciò che fosse meglio per il gruppo». Tornando ai Take That, per strada hanno perso due componenti, Robbie Williams — un divorzio a tratti bellicoso — e Jason Orange — una separazione amichevole — ma se in passato non sono mancati differenze e battibecchi, il tempo, precisa Owen, ha sanato i rapporti.

«Con il senno di poi, mi sarebbe piaciuto che fossimo stati più diplomatici e attenti alle emozioni altrui, ma allora non era possibile. Adesso siamo più maturi». Ciò non ha impedito a Williams di lanciare una frecciata agli ex compagni. «Fanno un tour per i trent’anni? Non ci sarò perché non mi hanno invitato». Se la sono presa? «No, so che Robbie sta bene, siamo amici. Quando ha incontrato Ayda, che poi è diventata sua moglie, ho realizzato che non dovevo più preoccuparmi per lui, che stava mettendo la testa a posto», spiega Mark. A conferma dell’universalità della loro musica, le canzoni dei Take That formano la colonna sonora di un musical, The Band, che dopo un anno di tournée nei teatri inglesi è approdata a Londra, con una prima che Elton John ha voluto a favore della sua fondazione per l’Aids. Emozionati? «Felici che la nostre canzoni abbiano una vita propria».