Ivan Cottini, ballerino malato di sclerosi ad Amici: “Un calendario per mia figlia”

Ivan Cottini ha un viso d’angelo e il cuore di un guerriero. Potrebbe sembrare un tronista di Uomini e Donne – come ammette lui stesso – se non fosse per le stampelle e per la difficoltà a muoversi e a parlare. La vita con lui è stata generosa e crudele, gli ha donato un fisico e un volto che gli hanno permesso di lavorare come modello, poi lo ha messo di fronte a una sfida che all’inizio sembrava insormontabile: la sclerosi multipla.

Aveva 26 quando una malattia neuro degenerativa che si prende il corpo “in prestito”, pezzo dopo pezzo, e che non restituisce quello che ha preso, ha bussato alla sua porta. Adesso ne ha 34 ma nel suo sguardo e nelle sue azioni non c’è traccia di resa. Lo fa per se stesso Ivan Cottini. Lo fa ancora di più per lei: sua figlia Viola di 2 anni e mezzo con la quale ha realizzato un calendario.

Dodici scatti che raccontano un mondo che ha permesso a Ivan Cottini di realizzare due sogni in un colpo solo: scendere dalla carrozzina sfidando i medici e prendendo per mano sua figlia in uno scatto fantastico che trasuda amore e passione, sofferenza e speranza. Speranza che Ivan Cottini non lascia fuggire dalle sue mani: continua a danzare nonostante la malattia avanzi inesorabile.

“La danza è la mia cura. Ogni giorno, dopo le terapie mediche mattutine, al pomeriggio mi alleno con l’aiuto di Viola. E’ lei la mia personal trainer”.Oggi Ivan Cottini è il Cavaliere più giovane della Repubblica Italiana. E’ diventato una forza sul web con una foto postata su un letto d’ospedale con su scritto:

Io da oggi sarò così e sono pronto e riprendermi tutto. Ha sfidato ai rigori l’ex milanista Massimo Ambrosini, è salito sul ring in carrozzina. Si è cimentato nella maratona a nuoto per Telethon, è tornato a posare nuto per eventi charity, si è perfino inventato un toga party all’interno del reparto d’ospedale a Milano dove è stato ricoverato.

Le sue tante iniziative per il sociale hanno sensibilizzato adulti e ragazzi sul fatto che “si può essere belli, protagonisti e registi della propria vita anche se malati e condannati. Così mi scrivono in tanti per dire che la mia storia può salvare tutti coloro, specie giovani, che smettono di vivere perché sono malati”.