Luke Perry e Keith Flint: il 4 marzo, d’ora in poi, sarà il giorno in cui sono morti gli anni 90

La scomparsa di due icone di quella stagione a distanza di poche ore è come se mettesse fine alla lunga giovinezza di chi è cresciuto allora

Può un decennio morire in un giorno? Possono gli anni Novanta bruciare in mezzo secondo come se fossero celluloide, la celluloide che in Nuovo Cinema Paradiso prendeva fuoco rendendo cieco Philippe Noiret e distruggendo i sogni di un’intera comunità di gente in carne e ossa? Possono, se quel giorno è un giorno come oggi.

Il 4 marzo di Lucio Dalla, il 4 marzo di Cinquestelle e Lega che vincono le elezioni e, da oggi, anno del Signore 2019, il 4 marzo che cancella gli anni Novanta. Muore Keith Flint, il frontman dei Prodigy, il cuore pulsante di quella musica tra il pop e l’elettronica che infiammava le cuffie dei cd portatili di chi aveva vent’anni vent’anni fa. Muore Luke Perry, il Dylan della serie Beverly Hills 90210, amato apertamente da tutte le ragazzine che avevano in casa una tv (certo, c’era chi gli preferiva Brandon) e ammirato silenziosamente dai ragazzi, che però occultavano la loro segreta passione per la pattuglia di studenti californiani nascondendola dietro le repliche fuori età di Holly e Benji. Quelle di Flint e Perry sono le prime tombe di una Spoon river che inizia a prendere corpo e forma.

Facce che nell’immaginario collettivosarebbero ancora visi post-adolescenziali, che però sono già sotto terra. Come se in mezzo secondo, finisse di colpo una lunga, troppo lunga, giovinezza. Che ciascuno ne celebri il funerale, se ritiene. La generazione di sconvolti che non ha più santi né eroi, come cantava Vasco Rossi, si ritrova con due figurine in meno.

Verrebbe voglia di fare una cosa qualsiasi, una di quelle cose che si facevano all’epoca, al termine di giornate in cui mamma ti chiedeva «com’è andata oggi?» e tu rispondevi, sempre e comunque, «bene». Anche quando andava male. Verrebbe voglia di fare una cosa qualsiasi, una di quelle cose che si facevano all’epoca, al termine di giornate in cui papà di chiedeva «cos’hai fatto oggi» e tu rispondevi, sempre e comunque, «niente».

Anche quando avevi fatto tutto. Tipo comprare una musicassetta vergine di quelle «al cromo» (costavano cinquecento lire in più di quelle normali) per riversare un cd dei Prodigy. O visto una puntata di Beverly Hills.