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Morte Martina Rossi, condannati a sei anni i due giovani che tentarono di violentarla

Sono stati condannati entrambi a sei anni di carcere Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi
i due giovani di Castiglion Fibocchi, paese di duemila abitanti dell’Aretino, accusati dal pubblico ministero Roberto Rossi di tentata violenza e morte come conseguenza di altro reato. Erano accusati di aver provocato la caduta di Martina Rossi, studentessa genovese allora ventenne, precipitata nell’agosto del 2011 dalla finestra della stanza 609 del sesto piano dell’hotel Santa Ana di Palma di Maiorca fu dovuta proprio alla fuga dai due aggressori.

Bruno Rossi e Franca Murialdo i genitori della ragazza, appena dopo la lettura della sentenza hanno detto: “Non è vendetta ma giustizia per Martina”. Il padre Bruno Rossi ha aggiunto: “Sono sette anni e 4 mesi che cerchiamo di capire cosa è accaduto.

Ora si è capito che qualcuno ha cercato di farle male, loro (riferito ai giovani condannati, ndr) sono traquilli nelle loro case e per di più volevano anche farla passare per una poco di buono….” Nel tribunale di Arezzo, il pm aveva chiesto 7 anni di carcere per Alessandro Albertoni e altrettanti per Luca Vanneschi.

Per i familiari di Martina, lei non si sarebbe mai buttata giù dal balcone di propria volontà. La stessa valutazione è stata fatta in aula dal procuratore Roberto Rossi. I 7 anni complessivi chiesti per ciascuno dei due imputati sono così spiegati: 4 anni per la tentata violenza, 3 per la morte della giovane, conseguente a un altro reato, appunto l’aggressione dei due.

Il pm, che in aula aveva ricostruito anche il profilo psicologico della ragazza, una giovane «solare e desiderosa di vita » e soprattutto felice della vacanza, ha spiegato che «del racconto di Albertoni e Vanneschi non tornano i dati oggettivi: la finestra per esempio era aperta perché legata con il filo dell’antenna della tv come dimostrano le foto, quindi non è possibile lei che abbia aperto la finestra, preso la rincorsa e si sia buttata. Contro la tesi del lancio volontario c’è poi anche la caduta a candela che esclude lo slancio».

E ancora, il procuratore aveva fatto proprie alcune considerazione degli avvocati della famiglia Rossi, i legali Stefano Savi e Luca Fanfani: «Albertoni aveva riferito di aver calmato Martina e allora perché il giovane era sconvolto quando scese da basso nella camera delle amiche di Martina? » . Inoltre, ha ricordato il pm, «Martina non aveva gli occhiali al momento del fatto: non ci vedeva bene, quindi è normale che tentando di fuggire abbia perso l’equilibrio e sia caduta». Ultimo elemento, sempre secondo l’accusa, quel commento agghiacciante che fecero i due giovani di Arezzo con gli amici, come testimoniato dagli stessi in aula: «Abbiamo lasciato il segno – ha riportato il pm – vuol dire che si attribuiscono il merito “dell’impresa”».