“Non mi faccio comandare da una femmina”, militare condannato a 8 mesi di reclusione

di redazione

“Non mi faccio comandare da una femmina”, militare condannato a 8 mesi di reclusione

| giovedì 22 Novembre 2018 - 11:48

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“Non mi faccio comandare da una femmina”, militare condannato a 8 mesi di reclusione

Il 34enne sottocapo di prima classe della marina militare italiana ha contestato il suo superiore, un sottotenente di vascello donna, ufficiale in seconda, dichiarando: “Sono un maschio, ho girato il mondo e non mi faccio comandare da una femmina”, Condannato complessivamente a otto mesi di reclusione.

Nonostante lei fosse suo superiore, lui non ci stava proprio ad eseguire gli ordini di una donna così di fronte all’ennesimo rimprovero è sbottato davanti a tutti: “Ma guarda questa. Io non devo dar conto a nessuno. Sono un maschio, ho girato il mondo e non mi faccio comandare da una femmina”. Quello che in un altro ambiente di lavoro avrebbe potuto concludersi con un richiamo è costato invece una condanna a sette mesi di reclusione per insubordinazione al 34enne Alessandro S., soldato in forza alla marina militare italiana. Come racconta il Secolo XIX, infatti, l’avere proferito “a voce alta e platealmente” queste parole all’indirizzo del suo superiore, un sottotenente di vascello, ufficiale in seconda, di fronte alla presenza di più di due militari, non poteva passare impunito in ambito militare.

L’episodio è avvenuto a bordo di Nave Martellotta, una nave multiuso della marina militare italiana di stanza a La Spezia, sulla quale il 34enne sottocapo di prima classe prestava servizio in cucina. Il marinaio ha pronunciato quelle parole durante un’assemblea generale a bordo durante la quale il superiore “gli aveva ribadito l’obbligo di rispettare i suoi doveri” a seguito di precedenti episodi. L’uomo ha fatto ricorso in Cassazione sia per questo sia altri due episodi: un’accusa di disobbedienza perché se ne era andato dalla base con un permesso non valido e una per essersi impossessato di alcuni registri. L’uomo ha spiegato che ha pronunciato quelle parole in uno “stato emotivo acuito dalla convinzione di stare nel giusto”. La Suprema Corte però ha confermato l’esistenza dei reati e per lui è scattata una condanna complessiva a otto mesi di reclusione.

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