“Papà gay” fracassa il cranio della bimba di 18 mesi adottata: ergastolo

Ha ucciso la figlia di 18 mesi facendole sbattere la testa contro la parete, per poi lasciarla agonizzare quattro giorni prima di chiamare i soccorsi. L’autopsia aveva riscontrato tre emorragie cerebrali, una emoraggia retinale, fratture multiple al cranio e diverse costole rotte.

Matthew Scully-Hicksè stato riconosciuto colpevole di aver ucciso Elsie, la bambina adottata insieme con il marito Craig, e ora dovrà scontare l’ergastolo. È accaduto nel Galles e il fatto ha sconvolto l’intera Gran Bretagna, rompendo per una volta l’idilliaca retorica sull’amore che circonda le famiglie gay. I fatti sono avvenuti lo scorso maggio, ma non era la prima volta che la piccola subiva abusi.

Elsie, infatti, era già stata portata in ospedale quattro volte per fratture ed abrasioni (in un caso la piccola si ruppe una gamba, in un’altra circostanza l’uomo l’avrebbe buttata giù dalle scale) ma i medici avevano sempre creduto alla versione dei genitori. Non solo: i servizi sociali di Vale of Glamorgan, su cui è ora partita un’inchiesta, avevano nel frattempo approvato l’adozione definitiva, solo due settimane prima del decesso della bambina, evidentemente senza fare troppe domande su quelle continue visite in ospedale.

Un lassismo troppo eclatante per non essere motivato da ragioni anche ideologiche e da pregiudizi buonisti. “L’ha scossa e l’ha sbattuta contro una superficie dura oppure ha usato un oggetto contundente per colpirla alla testa”, ha detto il pubblico ministero. I vicini di casa hanno testimoniato che contro la piccola venivano lanciati ad alta voce insulti di ogni genere.

In alcuni sms inviati al marito, che lavora fuori casa durante la settimana, l’imputato descrive la figlia così: “Sinceramente è Satana vestito da bambina. Si è appena scolata mezza bottiglia di latte e ora strilla che ne vuole ancora”, “Si sveglia ogni notte ad intervalli regolari, vuole soltanto il ciuccio e attenzione, è una vera e propria diva”.

Uno stress frequente, in chi ha una bambina molto piccola, ma che in questo caso è andato evidentemente a rompere una voglia di paternità che era solo astratta e “politica”.L’uomo aveva lasciato il lavoro per stare a casa con Elsie e un altro bambino adottato, la cui identità è tenuta nascosta per motivi di privacy.

I fatti accaduti risalgono a maggio 2017 descritti da ilprimatonazionale.it