Potenza da incubo, bambina di nove anni violentata da padre e nonno

In provincia di Potenza, una minorenne è stata ripetutamente violentata dal nonno e dal padre. Si tratta di un uomo di 78 anni e di un uomo di 47 anni. La storia è venuta fuori dopo anni. La ragazzina stanca dei continui abusi si è sfogata con la mamma. Come si legge sul quotidiano regionale “La Gazzetta del Mezzogiorno”, la vita della piccola era diventata un incubo da quando aveva sette anni. Ancora oggi la vittima è una minorenne, ha diciassette anni. Ora è ospite in una casa famiglia.

La madre non ha mai scoperto nulla fino a settembre 2018 quando la figlia le ha raccontato tutto. Ora i due uomini, padre e figlio, al termine dell’inchiesta portata avanti dalla procura di Lagonegro, sono finiti davanti al giudice per le udienze preliminari e sono stati rinviati a giudizio per il reato di atti sessuali aggravati. La prima udienza del processo sarà il prossimo 4 luglio.

Il padre della ragazzina si trova agli arresti domiciliari da ottobre scorso. È dal 2012 che i genitori della vittima sono separati. Le violenze ai danni della figlia però iniziano già nel 2009.

La ragazzina dopo la separazione dei genitori ha vissuto sempre con la mamma, ma periodicamente, viveva a casa del padre in un altro paesino in provincia di Potenza. Sui nomi dei due Comuni di residenza delle persone coinvolte nei fatti si mantiene il massimo riserbo per tutelare il minore.

Come detto, la piccola era costretta a stare in alcuni periodi a casa del padre per esigenze di lavoro della mamma. Inizialmente, fino a 12 anni, la piccola veniva palpeggiata e costretta a fare sesso orale. Poi dai 12 anni, secondo l’accusa, la vittima sarebbe stata costretta ad avere rapporti sessuali completi con una frequenza di almeno tre volte al mese negli ultimi quattro anni. L’uomo pretendeva, inoltre, di dormire con lei durante la notte.

Insieme al padre, c’era anche il nonno che, addiritttura, avrebbe iniziato per primo ad abusare della nipote. Da quando questa aveva sette anni. Gli abusi consistevano, sempre secondo l’accusa, in palpeggiamenti e strusciamenti vari.