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Putin: «C’è il rischio di una guerra nucleare e della fine della civiltà»

«Il mondo sta sottovalutando il pericolo di una guerra nucleare». E detto da Vladimir Putin, c’è da crederci. Secondo il presidente russo lo «sfacelo» del sistema di deterrenza internazionale nella corsa globale agli armamenti, acuito dalla decisione degli Usa di uscire dal trattato Inf, «aumenta l’incertezza, è difficile immaginare come evolverà la situazione».

«Abbiamo sviluppato nuove armi, ma la superiorità russa nella difesa missilistica serve solo a mantenere la parità strategica – ha aggiunto -. Se arriveranno i missili in Europa, poi l’Occidente non squittisca se reagiremo: dobbiamo garantire la nostra sicurezza, ma confido che l’umanità avrà abbastanza buon senso per evitare il peggio».

In particolare, l’idea che starebbe prendendo piede di «usare armi nucleari a bassa potenza, per uso tattico» denuncia un abbassamento della soglia di attenzione verso il pericolo di una catastrofe atomica, che «potrebbe portare alla morte di tutta la civiltà e forse alla fine del pianeta».

Putin promuove invece il prossimo ritiro dalla Siria dell’esercito americano, la cui presenza nella zona di guerra ha sempre considerato illegittimo per la mancanza del via libera Onu e della richiesta di intervento del governo locale: «Sulla vittoria contro lo Stato islamico sono totalmente d’accordo con Trump, abbiamo inferto pesanti sconfitte all’Isis – conferma -.

Certo i terroristi potrebbero riversarsi nelle zone vicine, come l’Afghanistan, e questa è una seria minaccia per tutti noi». La Russia non vuole dominare il mondo ma ha bisogno di una «svolta», di un «balzo in avanti per entrare in questo secolo» e agganciare le innovazioni tecnologiche. «Se questo non avviene non avremo futuro» ha detto Putin che, al quarto mandato a capo del Cremlino, punta a far diventare il Paese la quinta potenza economica, dalla 12esima posizione in cui si trova ora secondo la Banca mondiale: «Abbiamo le forze per farcela».

Gran parte della cosidetta «grande conferenza stampa» di fine anno è stata dedicata all’economia: il Pil, cresciuto dell’1,7% nei primi 10 mesi dell’anno; la produzione industriale, salita del 2,9% nonostante le sanzioni internazionali; l’aumento dell’Iva, per arginare le minori entrate dal comparto idrocarburi. Per recuperare popolarità, scesa dopo la riforma che aumenta gradualmente l’età pensionabile da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 anni per gli uomini, il presidente ha annunciato che nel 2018 l’assegno medio è aumentato di 6 euro, attestandosi a circa 183.