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Un ragazzo picchia un compagno di classe: la preside lo manda ad assistere i malati di Alzheimer

Non si sa mai come affrontare gli atti di bullismo sempre più frequenti all’interno delle scuole. Spesso queste vicende non sono considerate con la dovuta attenzione e le punizioni oltre a non essere adeguate, non rappresentano mai una reale opportunità di cambiamento per i ragazzi. È esemplare in tal senso il metodo scelto dalla preside di un Istituto Tecnico di Portoferraio, Isola d’Elba, per un ragazzo che aveva picchiato un suo compagno di classe.Non si sa mai come affrontare gli atti di bullismo sempre più frequenti all’interno delle scuole. Spesso queste vicende non sono considerate con la dovuta attenzione e le punizioni oltre a non essere adeguate, non rappresentano mai una reale opportunità di cambiamento per i ragazzi. È esemplare in tal senso il metodo scelto dalla preside di un Istituto Tecnico di Portoferraio, Isola d’Elba, per un ragazzo che aveva picchiato un suo compagno di classe.

Da tempo l’opinione pubblica si chiede come combattere nel migliore dei modi gli episodi di violenza e bullismo che accadono sempre più spesso all’interno delle scuole. Le note e le sospensioni non sono sufficienti e non ottengono mai risultati adeguati in questi casi, tanto da essere accolte quasi positivamente dagli studenti accusati di bullismo.

La preside dell‘Istituto Tecnico Giuseppe Cerboni di Portoferraio, Isola d’Elba, ha però trovato la punizione migliore da far scontare ai ragazzi che si sono dimostrati aggressivi e oppressivi nei confronti di altri compagni di classe. La punizione in questo caso prevede lo svolgimento di alcune ore di lavoro socialmente utile all’interno di un centro anziani per aiutare le persone malate di Alzheimer nelle loro faccende quotidiane. L’esperienza vissuta deve essere poi raccontata nelle ore scolastiche alla classe intera, per cambiare l’atteggiamento nei confronti dei compagni e per apparire diversamente ai loro occhi.

Per la preside Maria Grazia Battaglini non esiste modo migliore per rieducare un bullo che fargli assistere le persone più deboli di lui, in modo che il dolore e la sofferenza possano cambiare i suoi atteggiamenti e reinserirlo nel migliore dei modi nell’ambito scolastico. La scuola di Portoferraio non è l’unica che adotta questo genere di punizioni: a partire dal 2017 centinaia di ragazzi accusati di atti di violenza e bullismo hanno svolto lavori socialmente utili all’interno di associazioni benefiche e nessuno di loro si è reso più protagonista di altri gesti del genere.

La scuola è stata scelta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per inaugurare l’anno scolastico 2018, proprio per i meriti e per le attività svolte a favore del recupero dei giovani bulli.

Cosa pensate di questo metodo per punire i bulli nelle scuole? Credete che i lavori socialmente utili possano essere un giusto rimedio e un’opportunità di cambiamento?