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Vicenza, mamma sbatte a terra neonata e la uccide: «Non dormivo e non riuscivo ad allattarla»

BOLZANO VICENTINO (VICENZA) «Non riesco ad allattarla…». Era questo che affliggeva Federica Ziliotto. Da qualche giorno, lo confidava al marito e ai familiari più stretti. Un problema comune a tantissime neo-mamme ma che nella mente della 42enne di Bolzano Vicentino si era ingigantito fino a farla sentire una madre inadeguata.

«La bambina voleva continuamente attaccarsi al seno. Ma io non avevo il latte, solo colostro», ha ribadito anche a chi, in queste ore, è riuscito ad avvicinarla nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Vicenza, dove è sorvegliata a vista, in stato di arresto con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal legame familiare.

A questa situazione, nei giorni successivi al parto (avvenuto mercoledì scorso) si sarebbe aggiunta l’impossibilità di dormire. «In quei primi quattro giorni, avrò chiuso gli occhi per una decina di ore in tutto. Non ce la facevo più…». L’assenza di sonno, unita alla frustrazione di non riuscire a dare alla sua piccola Alice il latte di cui aveva bisogno, ha fatto piombare la donna nel baratro della depressione.

«Non la riconoscevo, non era più lei», ha confermato agli amici il marito, Riccardo Stocco, che proprio per questo motivo ora non le fa una colpa per ciò che è accaduto domenica sera, nella loro casa, quando Federica – che per l’ennesima volta stava tentando di allattare la figlioletta – in preda a un raptus l’ha staccata dal seno e l’ha gettata a terra.

Poi – stando alle prime ricostruzioni fatte dai carabinieri della Compagnia di Thiene – l’avrebbe sollevata e sbattuta una seconda volta contro il pavimento urlando parole sconnesse: «L’ammazzo!», «Mi ammazzo!». Infine, mentre il marito cercava di soccorrere la figlioletta, la donna ha afferrato un coltello da cucina ed è corsa in bagno con l’intenzione di tagliarsi la gola. Se l’è cavata con una lieve ferita al collo soltanto grazie all’intervento di Riccardo, che l’ha disarmata. Per la piccola Alice, invece, era già troppo tardi: è morta due ore dopo l’arrivo in ospedale.

«Mi sentivo come un’aliena, non ero me stessa», ripete ora la donna. «Non so perché l’ho fatto». Nella sua stanza nell’ospedale di Vicenza alterna momenti di lucidità a pianti disperati. Mentre i medici le somministrano dei sedativi, lei chiede del marito: vorrebbe sapere se almeno lui potrà mai comprendere ciò che è accaduto nella sua mente e che ha fatto scattare il raptus omicida. Federica Ziliotto ha incontrato il suo avvocato, Elisabetta Cardello. Hanno parlato a lungo. «È palese che questa donna ha agito in uno stato di momentanea e assoluta incapacità di intendere e di volere», spiega il legale, lasciando intuire quale sarà la strategia difensiva. In fondo, la procura di Vicenza sembra condividere la stessa opinione: quasi certamente la neo-mamma era afflitta da depressione post-partum.